19 Da Gerusalemme
Se Parigi avesse i cetrioli israeliani
di Sefy Hendler   

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I have spent ten years in Europe. Mainly Paris but also Florence and Rome. There cannot be a more enriching experience for a young Israeli. From the middle-east straight to the cradle of European culture. Museums, architecture, design, fashion and of course gastronomy. French haute-cuisine is so different from everything we are used to in Israel. The amazing precision and exactitude expressed in each and every plate and of course the premium products

. Whether it is the white truffe, a prime piece of beef, an exquisite fromage or an outstanding wine. I have heard of those in Israel but got to smell and taste all of this only in Europe.


For the first few months, almost a year, the new tastes and smells have turned my head in all directions. But then, suddenly, I started feeling a craving for something else. I was looking for something I was surprised to discover was nowhere to be found in Paris. Something so simple and banal the mere craving for it filled me with shame and passion alike. A cucumber. Not one of those huge cucumbers, half a baguette long one could purchase on European markets.Those are tasteless water-filled creatures. I wanted the real cucumber, the one we are used to in the middle-east. A small cucumber, sweet and crunchy. One you chop into large pieces, add a zest of salt, lemon and dark olive oil and enjoy from breakfast to dinner.


After endless searches I understood I would not find this in France. The capital of gastronomy treated the cucumber as a step-vegetable, wired, unimportant ingredient. This mainly because they never tasted the real cucumbers, those any wise man and woman would cross continents for. And that is what I did. Every time I flew back to Israel I bought a few kilograms of cucumbers I took with me back to France. This was the secret shipment I passed through customs time and again, a small bag filled with cucumbers. The risk was not negligible, being caught "smuggling" cucumbers to the land of cheese and wind. How could have I explained that surrounded with all the goods France could offer I was longing for something else, simple and unpretentious, the desire for a cucumber.


 

Traduzione:
Ho trascorso dieci anni in Europa. Principalmente a Parigi, ma anche a Firenze e Roma. Per un giovane israeliano non c'è  esperienza più edificante. Dal Medio-Oriente alla culla della cultura Europea. Musei , architettura, design, moda e, ovviamente, gastronomia. L'alta cucina francese è così diversa da tutto ciò a cui siamo abituati in Israele. L'incredibile precisione e l'esattezza espresse in ciascun singolo piatto, e ovviamente i prodotti d'eccellenza.
Che si tratti di tartufo bianco, di un taglio di manzo di prima qualità, un formaggio squisito o un vino eccellente. Ne avevo sentito parlare in Israele ma ho avuto modo di sentirne i profumi ed  assaporare tutto questo solo in Europa.
Per i primi mesi, quasi un anno, i nuovi sapori e i profumi mi facevano girare la testa in tutte le direzioni. ma poi, all'improvviso, ho iniziato ad avere il desiderio di qualcos'altro . Stavo cercando qualcosa che sorprendentemente non  riuscivo a trovare da nessuna parte a Parigi. Qualcosa di così semplice e banale, il cui desiderio  mi riempiva allo stesso tempo di passione e di imbarazzo. Un cetriolo. Non uno di questi enormi cetrioli lunghi quanto mezza baguette, che si possono comprare nei mercati europei. Sono queste creature insipide e acquose. io volevo il vero cetriolo, quello a cui siamo abituati in Medio Oriente. Un piccolo cetriolo, dolce e croccante. Quello che si taglia a tocchi, aggiungendo un pizzico di sale, limone ed un filo di olio d'oliva scuro e che si può gustare da colazione fino a cena.

dopo infinite ricerche, capii che non lo avrei trovato in Francia. La capitale della gastronomia trattava il cetriolo come un ortaggio secondario, un ingrediente irrilevante. Questo principalmente perché  non hanno mai assaggiato i veri cetrioli, quelli per cui qualsiasi uomo e donna saggi attraverserebbero un continente. E questo è ciò che feci. Ogni volta che tornavo in Israele, compravo qualche chilo di cetrioli da riportare con me in Francia. Questo era il carico segreto che facevo passare  attraverso la dogana più e più volte. Una piccola borsa piena zeppa di cetrioli. Il rischio non era irrilevante, essere catturato mentre cercavo di introdurre illegalmente cetrioli nella terra del formaggio e del vino. Come avrei potuto spiegare che se pur circondato da tutte le bontà che la Francia poteva offrire, io avevo un nostalgico desiderio per qualcos'altro, qualcosa di semplice e non pretenzioso, il desiderio di un cetriolo.
 

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