Settembre 2010
1 Editoriale
Quelli che... il Teatro del Sale

Per noi del Teatro del Sale è stata e sarà una stagione bellissima. La vita ci porta qualche vicenda personale e familiare. A volte entusiasmante, a volte privatamente dolorosa. Per noi del Teatro del Sale vedere Paolo, che noi chiamiamo Paolino, felice dopo un periodo di lavoro per lui così forte è motivo di assoluta gioa. Per noi del Sale aver accompagnato Maria nei suoi percorsi a Spoleto e nella sua avventura newyorkese è qualcosa di più del successo raccontato. È il piacere di un lavoro praticato. Per noi avere a che fare con quell’angelo della Chiara è motivo per amare infinitamente la vita. Per noi del Sale aver visto sfrecciare Marco sopra la sua moto rossa dopo un lungo e formativo tempo è bellissimo e preoccupante, gli vogliamo tutti bene qui dentro come a un figlio cresciuto che ci fa crescere, con un po’ di timore per il suo rombare nelle vie cittadine. Per noi che abbiamo visto nascere nuovi fiorentini dalle nostre collaboratrici, nessun urlo ci può distrarre da quel che siamo nella nostra aperta comunità. Per noi che lavoriamo qui al Sale è difficile vedere partire Marco-Valerio ed è bellissimo avere a che fare con Niccolò, con Giordana e Diego, con Ellen e Rina, con Raimondo, Zampat e Ranga, con Driss, Taib e Daniele, con Lucia, Miriam e Giuditta, con Vieri, Francesco, Giulio e Duccio, con Fabio e tutti i ragazzi del Cibrèo. Di quel che ci capita tutti i giorni con la gente, gli artisti, nel loro ragionare d’arte e di cibo, e di tanto altro non possiamo dare troppi particolari, per chi vuol vedere è tutto ben chiaro. Aggiungiamo soltanto che è la nostra vita. A genitori sorridenti come agli amici plaudenti, ai soci ringrazianti noi qui davanti, riconoscenti con assoluta sincerità, rispondiamo solamente ad un buongiorno con un buongiorno!

Il Consiglio dell’Associazione Teatro del Sale

 
2 Maria Cassi rapita dal successo
 
4 Terra mia
La parola s'impasta come il pane
di Giancarlo Cauteruccio   
Succede che quando ti estirpi dalla tua terra d’origine ti porti dentro tutto anche se non te ne rendi conto. Succede che nella nuova patria cerchi di rimuovere i tuoi natii valori per proiettarti sempre più avanti. Succede che ti vergogni del tuo accento e cerchi di nasconderlo, di trasformarlo. Succede che riesci a lavare la parola, a renderla meno pesante, liberata, appropriata alla tua nuova condizione. Succede che pensi di poter abbandonare l'antica appartenenza e far nascere una tua nuova favola.
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6 Riflessioni
«Anema e core» non si traduce anima e cuore
di Luigi Settembrini   
I dialetti sono radici e cultura. Se il cinema italiano non avesse avuto Sordi e Totò non sarebbe quello; senza cadenze dialettali a Firenze un verbo non proprio raffinato, come cagare, non riuscirebbe a diventare quasi l’invocazione di una geisha: hahare. Mio nonno Ernesto Murolo ha scritto i versi di alcune tra le più belle canzoni napoletane e suo figlio Roberto, ne è stato ineguagliabile interprete. Il fratellastro del nonno era Eduardo De Filippo, il padre di entrambi, Eduardo Scarpetta.
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8 Lasciate che i bambini
Quando parlano Giotto e Duccio
di Tomaso Montanari   
Proprio come le parole, anche le figure appartengono a lingue e a dialetti diversi. Colori, forme e composizioni sono come cadenze, espressioni e sintassi: un occhio attento non confonde, non dico il napoletano con il veneziano, ma nemmeno il fiorentino con il senese. Volete una prova? Poco dopo che Giotto aveva dipinto la grande Madonna per la chiesa d’Ognissanti nella sua Firenze, Duccio ne creò una simile per il Duomo della sua Siena.
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10 Gatti
Da New York a Roma c’è modo e modo di dire miao
di Kate Mc Bride   

A meow is a miau is a miaou is a nyan nyan. From New York to Rome to Paris to Tokyo, no two cats sound alike until it comes time to purr. New Yorkers and Florentines purr with the same sound but when in Paris they ronron, in Tokyo they goro goro and in Hungary they doromb. We ps-ps-pss-pss to attract our due gatti in English, our own pussy cats. In the unlikely event the requirement is a yowl we expect to hear a guaire from our Florentine felines.

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12 Motori affettivi
Una voce da dentro il carcere
di Andrea Marchetti   
Il carcere è senz’altro una realtà eterogenea, un luogo in cui sono racchiuse diverse nazionalità, diverse religioni, diverse lingue e dialetti e persone diversamente abili in un caleidoscopico ambiente ricco di esperienze e di sofferenza. Qualche giorno fa ho ascoltato le parole molto interessanti di un detenuto che partecipava a un corso di etica, pronunciate in dialetto veneto, che così sintetizzo: Dio ha scelto per noi detenuti e coloro che sono diversamente abili lo stesso destino, ponendoci dei limiti che ci accomunano.
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14 Polvere di stelle
Oroscopo del mese Vergine (23 agosto-22 settembre)
di L.K.   
L’effetto sorpresa della congiunzione Alfano-Ghedini nel vostro segno non mancherà di stupire i nati nella prima decade, specie se residenti al Quirinale, i quali vedranno estendersi lo scudo totale ai vostri reati oltre l’ologramma cosmico, in modo tale da impedire persino ai posteri l’ardua sentenza.
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16 L’intervista Iaia Forte
“Shakespeare o Molière? Meglio provarli prima in dialetto”
di Monica Capuani   

Sensuale e generosa, malinconica e spumeggiante, morbida nelle forme e acuta nell’intelligenza. Iaia Forte è partita da Napoli, è Napoli, ma è approdata in tante altre terre con la curiosità e la libertà di chi ha una sua identità forte, una Terra che la definisce e le dà corpo. È con lei, perciò, che ho voluto parlare di dialetti.

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18 Ri-cercata
Ricostruire seguendo il movimento dei geni e quello della parole
di Clara Ballerini   
Esiste un parallelismo fra biologia e linguaggio, fra natura e cultura. Se assimiliamo un gruppo di persone che parla la stessa lingua al concetto biologico di specie possiamo descrivere per il linguaggio fenomeni di evoluzione, estinzione e organizzazione filogenetica del tutto analoghi a quelli descritti per i tratti genetici. Parole, fonemi, sintassi diventano unità ereditabili: alla mutazione si sostituisce l’innovazione data da errori, da variazioni di suono e pronuncia, da introduzione di parole nuove.
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20 Una Stella a Firenze
Una lapide irresistibile conserva l’ultima burla del Pievano Arlotto
di Stella Rudolph   
Se nelle attuali discussioni sul federalismo si pongono i dialetti d’Italia come l’elemento caratterizzante delle singole aree geografiche, invece nel caso della Toscana – e specie di Firenze – è piuttosto il vernacolo a perdurare da secoli, sorto da una tradizione orale che per definizione “ha assunto, nell’uso popolare, connotazioni di maggiore vivacità e spontaneità”.
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22 Cinema
Il dialetto che sa di giardini
di Juan Pittaluga   
Il rigole bien le dialecte, celui qui pousse sauvagement dans le jardin, parce qu’il a su garder l’odeur des racine, celle de la terre mouillé de pluie, du jasmin éclôt de la grande mère, du goût du saucisson sec fumé de bois. Il rigole de notre empressement à faire des règles d’Académie. C’est qu’il a fini par découvrir dans ce local où on l’a abandonné, l’universel. Il est rusé finalement, et sage, comme les patriarches qu‘on ne reconnaît plus.
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24 Di line e di lane
Metti due donne a parlare davanti a una chiesa a Pistoia
di Pietro Jozzelli   
Dialogo tra due anziane signore all’ingresso della chiesa di Ramini – periferia sud di Pistoia - ascoltato una mattina di maggio di qualche anno fa. Dice la prima: “Lu’ sì .cche è una persona essì!; li ci volea proprio una donnina essì come la su’ moglie anche a quello sciaurato del su’ fratello, che c’à invece in casa un tegame”. Replica la seconda: “Ba’, lei è ssempre a ddindirillarzi, ‘un compiccia ma’ nulla; in più, dalla mattina alla sera ‘un fa una diesilla.
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26 Un verre de vin rouge
Il colore del per’ e palummo
di Ugo Federico   
Campania, terra mia fatta di angoli da smiccià (scrutare) in silenzio e scoprire, come il vulcano spento di Roccamonfina, parco regionale nel Casertano, un insieme di boschi di castagni e sorgenti d’acqua che scavano il loro letto fra terreni vulcanici del Roccamonfina e calcarei dei monti Aurunci.
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3 Poesia
Dormi ninnella mentre ti cullo
di Enzo Mileo   
Duormi ninnella ‘nda sta nuttata
Duormi serena, a mi abbrazzata
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5 Occhio di bue
Bucchi 2010
di Massimo Bucchi   
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7 Incontri
Adriano è ol rait
di Ernesto De Pascale   
Questa canzone è cantata in un dialetto nuova che nessuno capirà; avrà un solo significato: amore universale (Adriano Celentano).
Ai ai smai sesler / Eni els so co uil piso ai / In de col men seivuan/Prisencolinensinainciusol ol rait. Ai ai smai senflecs / Eni go for doing peso ai / Prisencolinensinainciusol ol rait.
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9 Classika
Il gergo di Chopin
di Gregorio Moppi   
Sbaglia chi crede che la musica cosiddetta classica sia un linguaggio cristallizzato di accademismo parruccone. Invece ogni epoca ne ha ibridato il vocabolario di base con espressioni dialettali o idiomi forestieri. Dal gregoriano a Bach. Da Schubert a Berio. Meticciato provvidenziale per lo sviluppo dell’arte. Anche due compositori che nel 2010 festeggiano l’anniversario di nascita hanno contribuito a questa benefica contaminazione.
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11 Percorsi
Quelle parole ci appartengono
di Massimo Niccolai   
An s’è mia barlafüs, no se inbarca cuchi, al bulgais! È al dialàtt dia zité ed Bulàggna, me cojoni!, … è fàtt’a fin’ rà bòtt’a mmùr, ndu su jiti li bardasci de Maria? U mangiari senza vivari è tronàri senza chiovari. Quannu ‘u piru è fattu casca sulu. Su tempus coladu.
Quante parole, impossibili da capire? Chissà da dove provengono, chissà come sono lontane da noi.
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13 Dylan Bob
Gli accenti del jazz
di Marco Poggiolesi   
Esattamente come avviene per la parola, anche nella musica jazz esiste una grande varietà linguistica, veri e propri dialetti che caratterizzano periodi e zone particolari. Così è stato per lo swing, il be-bop, il cool jazz, il west coast jazz...
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15 Da Israele
Pentole e vasi
di Sefy Hendler   
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17 Gesti Teatrali
Quando la nonna scambiò ramingo per ramengo e si arrabbiò
di Alberto Severi   
“Me ne vado ramingo per il mondo”, diceva, con buffa, precoce aulicità, il bambino di sette anni, nella vignetta sulla Settimana enigmistica. E si allontanava di pochi centimetri da casa, inalberando sulla spalla un bastoncino, alla sommità del quale era annodato un fagotto a pois, contenente, si presume, le sue vettovaglie di base, un giocattolo, un album di figurine. Lo spazzolino da denti no. Nemmeno la saponetta.
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19 Senza confini
Vieni cu mmico
di Raffaele Palumbo   
Tutte ll’uommene nasceno libbere e cu’ eguale dignità e deritte; teneno raggione e cuscienza e hann’a operà ll’uno cu’ ll’ato cu’ ‘nu spirito ‘e fratellanza. (Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Articolo 1).
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21 Pieni d’Islam
La soap opera all’egiziana
di Giovanni Curatola   

L’arabo è una lingua complessa dai moltissimi dialetti. La lingua classica è quella del Corano che, eterno e increato, giungendo direttamente da Dio è chiaramente inimitabile ancora il modello, magari oggi un po’ anacronistico, a cui si deve attenere ogni persona colta. Ciascuna regione, comunque, mantiene le sue specificità dialettali: una miriade. Talvolta siamo solo a livello di pronuncia (dunque non un vero dialetto), altre volte con parole completamente diverse.

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23 Dall’armenia
Come una zuppa di fagioli
di Sonya Orfalian   
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25 La ricetta
Un inzimino da svenimento
di Fabio Picchi   
All’intraducibile dialettale nostro panino con il lampredotto, potrete aggiungere, oltre al mai troppo fatto riso con il lampredotto e cavolo verza, uno svenevole lampredotto in inzimino con soffritto d’aglio e/o cipolla, qualche pomodoro pelato ben tirato e veloce stufatura del medesimo. Mezze bietole e spinaci, peperoncino e pepe d’obbligo, da mangiar con pane o ripassato con mezze-maniche, fusilloni o chiocciole.
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27 L’orto
Eppure il vento soffia ancora
di Stefano Pissi   

Non ci parliamo più, ormai da tempo. Facciamo dialogare solamente i nostri avvocati, deleghiamo così per poterci tappare la bocca, il cuore, occhi e orecchi. Differente era quando noi stessi coltivavamo la nostra terra, per il nostro cibo. Tagliavamo legna così per riavere indietro l’energia e il calore del sole che l’aveva fatta crescere. Quando bevevamo acqua prossima e non distante. Si osservava la luna, con rispetto, ascoltavamo gli anziani allo stesso modo. Ma da quando il rapporto è scaduto?

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