Maggio 2011
1 Editoriale
Ci chiedono di far finta
di Matteo Renzi   
Seminare il futuro è difficile. Bisogna essere dotati di pazienza e il nostro tempo fatica ad aspettare. Ma di quale pazienza puoi parlare, tu che sei cresciuto al tempo del fast food e del last minute?
Seminare il futuro significa sprecare. E sprecare il tempo è insopportabile. Sprechi il bene più prezioso, l’unico che davvero non potrai mai più recuperare. Mica facile, come scelta. Seminare il futuro significa spesso non vedere la fine. Tra i più grandi eroi dell’umanità continuo a pensare che un posto ad hoc dovrebbe essere lasciato ai costruttori di cattedrali. Chi iniziava nella costruzione di una cattedrale sapeva di non vederne la realizzazione. Sapeva di non goderne il frutto. Sapeva di non intestarsi il merito. Ma lo faceva perché animato da un’ansia culturale e spirituale del giusto e del bello che rendeva ragione della sua scelta. Della sua speranza. Si può chiedere a un politico di seminare il futuro? Viste le premesse può sembrare impossibile. Eppure è la sfida più urgente. L’attuale classe politica si definisce molto più per le appartenenze del passato che per le idee sul futuro: dovremmo rovesciare l’impostazione. E soprattutto si è sempre fatto i conti con il domani come se non ci riguardasse. Una generazione ha fatto compere, lasciando da pagare a figli e nipoti, ipotecandone miseramente il futuro. Mentre i babbi e le mamme facevano mutui per comprare una casa da lasciare ai figli, come supremo segno di attenzione, gli stessi babbi e le stesse mamme permettevano ai rappresentanti dello Stato di spendere in tranquillità anche i soldi dei bisnipoti. Come ti spieghi – altrimenti – l’idea di avere il secondo debito pubblico del mondo? Ci hanno preso in leasing il nostro domani. E poi ci chiedono di far finta di essere felici… Tuttavia la politica è costruzione di futuro. La politica deve essere costruzione di futuro, altrimenti ci scilipotizziamo tutti, pronti a barattare la coerenza e l’ideale per uno sgabello. La politica può appassionare solo se torna a offrire una visione del futuro più che una divisione sul passato. Come? Bella domanda. Non può funzionare l’idea eroica della famiglia Medici che restituisce in termini di mecenatismo, investendo in bellezza. Al giorno d’oggi basterebbe una qualsiasi corte dei conti per bloccare tutto! Ma soprattutto è deresponsabilizzante pensare che del futuro debbano occuparsi solo pochi eletti. Se vogliamo seminare il futuro davvero dobbiamo agire sulle piccole cose, tutti. Nessuno si senta escluso, davvero. Parla per te, sindaco, dirà qualcuno. Ok, ci provo. Seminare futuro significa fare una visita tutte le settimane in una scuola, sapendo che non produce effetti immediati sul senso di cittadinanza dei bambini. Significa fare delle pescaie sull’Arno centraline idroelettriche per recuperare denaro da investire sulla vivibilità delle sponde. Significa investire sul benessere fisico perché se ci sono più di ventimila morti all’anno, in Italia, per sedentarietà, qualcosa vorrà dire. Significa pedonalizzare  perché la piazza torni a essere luogo di incrocio di sogni e non solo crocevia per il traffico. Significa cambiare la logica del piano strutturale e stoppare le nuove costruzioni perché più dell’ennesima villettina a schiera abbiamo bisogno di goderci un po’ di verde vicino a casa di tutti, al massimo a dieci minuti dall’abitazione di ciascun fiorentino. Significa provare a passare tutti alle auto elettriche entro il 2016, anche se c’è chi buba perché non è convinto. Significa fare un progetto radicale sulla sicurezza stradale, provando davvero ad abbattere del 50% il numero dei morti sulle strade di Firenze nei prossimi dieci anni. Significa dare occasioni a chi viene in città: eventi, iniziative, concerti perché risuoni una domanda nel cuore dell’uomo. A questo serve la cultura, no? Il tema di restituire qualcosa – che sta nella preghiera di Cosimo il Vecchio per come spiegata da Montanari –  è una suggestione molto bella. Fin dalla Bibbia ci si pone la domanda: “Cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?”.  La logica della restituzione del bello come chiave di lettura di una società, come segno di una gratitudine! Ma prima di restituire qualcosa, qui la priorità è restituire qualcuno. Restituire il cittadino alla sua vocazione, alla sua responsabilità e anche alla sua dignità. Lo schiacciamento di tutto sull’immediato e sul presente ci rende gente, ci rende utenti, ci rende codici fiscali ammassati l’un sopra l’altro. Ma noi dobbiamo restituirci al nostro grado di persone, di cittadini, di donne e uomini tenuti insieme da un sogno concreto. Per questo ci serve il futuro, da seminare e da coltivare. Anche se costa tempo e fatica.
 
 
 
 

 
 
2 Lasciate che i bambini
Cosimo: “Signore, abbi pazienza: ti restituirò tutto”
di Tomaso Montanari   

Il più grande dividendo sociale bancario della storia è stato il Rinascimento. Quando, intorno al 1431, Leon Battista Alberti tornò a Firenze venne come schiacciato dalla cupola di Pippo Brunelleschi «erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani». Illuminato da quell’ombra, circondato dalle figure magicamente vive di Donatello e commosso dai corpi veri che respiravano negli affreschi di Masaccio, Alberti capì che «in nostra industria e diligenza, non meno che in benificio della natura e de’ tempi, sta il potere acquistarsi ogni laude di qual si sia virtù».

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4 Dentro il museo
Una mostra semina l’arte di creare e ri-creare i nostri mondi
di James Bradburne   

“The museum has to function as an institution for the prevention of blindness in order to make works work. Works work when, by stimulating inquisitive looking, sharpening perception, raising visual intelligence, they participate in the making and re-making of our worlds”
Nelson Goodman (1980)

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6 In scena
Si salveranno le parole che ci lascia il teatro
di Tommaso Chimenti   
Tra alcuni secoli, scavando sotto una collinetta, gli uomini del futuro troveranno una forchetta e si chiederanno a che cosa mai sarà potuta servire. Cosa resterà degli anni ’80, si chiedeva Raf.
Forse solo la pubblicità. Si salverà il teatro, quello con la minuscola e quello con le lettere in gigantografia. Non tutto è perduto tra le colonne mozzate dell’impero in decadenza. Non tutto è da buttare.
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8 Dall'Armenia
Un bimbo disteso tra i libri aperti
di Sonya Orfalian   

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10 Firenze Romantica
di James O Mara   
 
12 Da Gerusalemme
Mio padre piantò carrubi per me
di Sefy Hendler   

עולם מלא חרובים
אחת מהדמויות המסקרנות ביותר במסורת היהודית היא חוני המעגל, איש צדיק שחי בארץ ישראל במאה הראשונה לפני הספירה. במקצועו היה לפי חלק מהפירושים בנאי אבל הניסים שחולל והידע הרב שהפגין הפכו אותו לאיש קדוש כבר בעיני בני תקופתו. הסיפור הידוע שיותר שנקשר בשמו עוסק בהורדת הגשמים. בימי בצורת קשה הוא שירטט סביב עצמו מעגל והודיע כי לא יצא ממנו עד שירדו גשמי ברכה. ומכאן לפי חלק מהמסורות כינויו, "המעגל"

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14 Gatti
Panchina e dintorni
di Kate Mc Bride   

Positioned within the city’s hubbub of activity, the bench offers passersby a wealth of pleasures – rest from the stress of a day’s journey – a point of contemplation of nature and humanity – a place to watch children at play – a chance to sit side by side with a neighbor and rekindle community. A bench is a conduit for new friendships that blossom from close association.

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16 Erba voglio
La capra, la pecora e i futuri formaggi
di Caterina Cardia   
Poveri banchieri, convinti di quel poco che pensano di possedere più che di sapere. Lasciateli sperare che il contadino non sappia come sia buono il cacio con le pere. Vi sarà sempre chi come pecora e capra brucherà erbe buone per futuri formaggi per futuri sapori per futuri saperi e raccoglie la pimpinella ma la chiama salvastrella, riferendosi più o meno coscientemente all’uso che aveva un tempo nella medicina popolare quando salvava dai fastidi di un intestino troppo attivo.
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18 Firenze romantica
di James O Mara   
 
20 Una stella a Firenze
L’albero di Napoleone
di Stella Rudolph   
Premesso che la cultura trasmessa da ogni generazione ai posteri sia composta della propria e quella ricevuta in eredità, il patrimonio collettivo dovrebbe essere in costante crescita; sennonché nel contempo esso rischia di perdere dei notevoli pezzi qualora manchi un’adeguata conservazione, essenziale per consentirne la fruizione.
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22 Percorsi
Se guardo il Ratto delle Sabine
di Massimo Niccolai   
Quando mi pongo di fronte ad un orizzonte non posso fare a meno di trasformare questa visione in termini di distanza sia nel tempo che nello spazio e questo mi mette nella condizione inevitabile di guardarmi attorno e di riflettere su ciò che sono in quel momento e pensare a ciò che ero e come sono arrivato dove tutto questo sta accadendo.
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24 Prospettive
Dietro l’angolo di Palazzo Vecchio c’è l’anima della nostra cultura
di Giancarlo Ceccanti   
Dietro a Palazzo Vecchio c’è una parte di Firenze, la più antica della città, dentro alla quale vivono i personaggi descritti da Pratolini nelle sue Cronache di poveri amanti. La gente del popolino fiorentino: Maciste, il Ciaba, Gesuina, che vivono la loro storia quasi tutta in via del Corno, con la forza dirompente dell’amore e della passione, in un periodo tragico della nostra storia tra gli anni Venti e Trenta del ‘900. Nel ’54, Lizzani trasse da questo romanzo un bellissimo film girato per grande parte in una Firenze che a vederla con gli occhi di oggi, è difficile da riconoscere.
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26 Pieni d’Islam
Un Concilio con il Patriarca
di Giovanni Curatola   

Banale, imparare dal passato per progettare il futuro. Semplice, no? Nel 1439 a Firenze si tenne un Concilio a cui partecipò anche il Patriarca di Costantinopoli col suo seguito. Facile immaginare l’impressione che quell’avvenimento suscitò (per dire: è da allora che da noi la bistecchina di maiale si chiama arista), anche su un giovane Lorenzo de’ Medici, magari nei racconti del suo babbo, Cosimo il Vecchio.

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28 Cinema
L’intimità universale
di Juan Pittaluga   

La seule chose qui porte le cinéma dans l’avenir c’est la prestidigitation qu’il opère. Quand ça marche, il expulse en dehors de soi-même, la profondeur de la simplicité. Cette formule qu’on trouve pare exemple dans Mamma Roma de Pasolini, la Ciociara de De Sica, la Terra Trema de Visconti ou The Killing of a Chinese Bookie de Cassavetes, reste un mystère entier: comment ont-il su transformer l’intimité en langage universel?

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30 Un verre de vin rouge
di Ugo Federico   
Con attenzione e curiosità sorseggio ed è subito sorriso. Far conoscere la nostra terra non è solo una speranza, ma è divenuta realtà grazie al lavoro di tanti giovani che con pazienza e rispetto per le tradizioni intraprendono strade già percorse ma poi abbandonate. La Valtellina, terra estrema con i suoi pendii scoscesi completamente terrazzati.
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3 Occhio di bue
Bucchi 2011
di Massimo Bucchi   
 
5 La provocazione
Ma il David da solo non ce la fa più
di Luigi Settembrini   
Serge Latouche, filosofo ed economista francese, nel saggio Breve trattato sulla decrescita serena, pone l’accento sulla urgente necessità di uscire dagli attuali parametri esistenziali. Che trascurando la vera qualità della vita, danno sempre minor valore all’etica, alla scuola, all’ecologia, alla ricerca, alla cultura. Alla voce cultura il mio vocabolario recita: “L’insieme della tradizione, dell’etica e del sapere scientifico, letterario e artistico di un popolo o dell’umanità intera”.
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7 Firenze romantica
di James O Mara   
 
9 Viaggio in Brasile
Fundaçao Casa Grande, quando i sogni cominciano nel deserto
di Francesca Della Monica   
Ho sempre pensato a chi investe, anche nei campi apparentemente meno significanti, come un possessore di fantasie sfrenate, capace di collegare il passato al presento e al futuro, ottimo declinatore di congiuntivi, di condizionali e di infiniti. Nel 2006 ho avuto modo di incontrare la personificazione di questa mia privata mitologia. Francisco Allemberg, giovane imprenditore, nato e cresciuto nella regione desertica del Cariri nel nord-est brasiliano, dove ha maturato il sogno di un luogo in cui i ragazzi si incontrassero e gestissero una casa di cultura e di gioco, avendone loro stessi la responsabilità.
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11 La valigia dell'attore
Emozioni di un custode di galleria
di Alessio Sardelli   
Il telefono, croce e delizia dell’attore. Qualche mese fa la chiamata: Teatro Ambra Jovinelli di Roma, un’opera teatrale a tre La mostra con Simona Marchini, il pianista Andrea Bianchi ed io. Regia di Gigi Proietti. Felicità. Sul palco diretto ancora una volta dal Maestro.
Dal primo giorno di prove capisco subito che il tema dello spettacolo è il rispetto e l’utilità dell’arte, il testo è molto bello ed è stato scritto a quattro mani dal giovane autore romano Claudio Pallottini e dalla stessa Marchini.
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13 Da Varsavia
Due figlie artigiane felici
di Tessa Capponi   

Przyznaję się bezwstydnie, mam kryzys. Za każdym razem kiedy wchodzę do auli uniwersteckiej, tutaj w Warszawie, pytam się sama siebie: co ja tutaj robię ? Po co, powtarzam sobie, stale jeszcze uczysz kiedy masz świadomość, że twoje wykłady są monologami, których nikt nie słucha, nie ma zamiaru komentować, ani krytykować nie mówiąc już o podjęciu dyskusji. Kiedy zadaję pytanie to nikt nie raczy odpowiedzieć.

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15 Gesti teatrali
Quel battipanni della mamma di Maurizio
di Alberto Severi   
“Venite da me, la mi’ mamma la batte i’tappeto”. Quando Maurizio ci diceva così, si correva tutti a casa sua, in centro, per assistere allo spettacolo. Al doppio spettacolo. Anzi, triplo. Il primo spettacolo era per l’appunto sua mamma che batteva il tappeto. Sul terrazzo che avevano sul tetto. Abitavano all’ultimo piano di un palazzo di via della Pergola, proprio a due passi dal teatro.
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17 Sintesi
Qualcuno mi spieghi cosa fa oggi il “creativo”
di Milly Mostardini   
Una listina in sintesi, tutt’altro che esaustiva, di parole e modi di dire, diventati insopportabili. I valori, sottinteso i nostri, accezione generica e ambigua, da evitare, da tapparsi le orecchie per diffidenza. Oggi detestabile per usi e abusi strumentali. Uno che si occupa di eventi, o events, cosa diavolo fa, eventualmente? Si guadagna il pane tra feste, fiere e sollazzi? Qualcuno, prego, ci spieghi: chi è e cosa fa un creativo?
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19 Ri-cercata
L’importanza di condividere
di Clara Ballerini   
L’insegnamento di Cosimo è grande quanto la domanda che pone: cosa possiamo fare oggi perché la scienza, che è cultura, sia anche un investimento sociale? Condividere con tutti i risultati della ricerca scientifica, per esempio.
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21 Dylan Bob
La risposta vola ancora nel vento
di Marco Poggiolesi   
Io so che sono solo una delle tantissime persone che crede incondizionatamente nella cultura. Io so che un giorno potrò urlare con fierezza di aver dato il mio piccolo ma necessario contributo per fare uscire questo Paese da uno dei momenti più tristi della sua storia. Io so che siamo tanti e so che John Lennon non sbagliava quando diceva che “un sogno che sogni da solo è solo un sogno ma un sogno che sogniamo tutti insieme è realtà”; proprio per questo, io so che non ci potranno mai fermare.
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23 Classika
Suonare dal nido fino al liceo
di Gregorio Moppi   
Rischiamo di lasciare in eredità al futuro cattedrali della musica vuote. Il nuovo auditorium fiorentino o quello bolognese, del cui progetto si è cominciato a discutere qualche settimana fa, potrebbero risuonare soltanto per se stessi o per pochi appassionati se non si pensa seriamente a costruire il pubblico di domani: donne e uomini capaci di misurarsi con la musica complessa, quella che pretende il tempo e la concentrazione dall’ascoltatore, che ne mette alla prova il pensiero, che magari affatica ma poi, quando la si sa afferrare, riesce prodigiosamente gratificante. Per afferrarla, però, serve conoscerla.
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25 Breviario per migrazioni
Se con un trucco freniamo la pioggia, ecco che torna il Medioevo
di Raffaele Palumbo   
Breviario per le recenti migrazioni [la pioggia è la vita - il movimento dei migranti è la cultura]
Prima regola
Piove da sempre e per sempre pioverà (e noi non possiamo farci niente).
Seconda regola
Un mondo senza pioggia, semplicemente, smetterebbe di esistere.
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27 Di line e di lane
C’erano una volta… 8 analfabeti su 10
di Pietro Jozzelli   
Quando Vittorio Emanuele II celebrò in piazza Santa Croce l’annessione plebiscitaria del granducato al Regno d’Italia, quasi otto toscani su dieci non sapevano né leggere né scrivere. Non era la situazione peggiore: nel meridione l’alfabetizzazione era riservata a frange marginali della popolazione, ovviamente alla classe dirigente aristocratica e latifondista e alla nascente borghesia commerciale e cittadina.
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29 Ricettario
di Fabio Picchi   
Impepata di cozze ignude. Ricordate la salsa per le vostre insalate con le dosi a cucchiaio: 4 di yogurt greco frullato con 2 di olio più uno di parmigiano e il succo di mezzo limone. Esagerate con del pepe nero macinato di fresco, aggiungendo una manciata di spinacini crudi di prima colta. Aiutati con un cucchiaio, versati a specchio la verde salsa sul fondo di un piatto piano tuffandoci dentro per una loro metà piccole cozze sgusciate. Macchie arancioni brilleranno davanti a voi quando aiutandovi con un pane fresco, obbligatorio, farete con ognuna di loro garbata scarpetta nel mangiarle con raccolta di abbondante salsa.
 
31 L'orto
di Stefano Pissi   

(Disegno di Lucio Diana)

 

Il cren, (Armoracia Rusticana) é un ortaggio minore. La pianta appartiene alla famiglia delle crucifere, la stessa della rucola e dei ravanelli. Nei nostri orti toscani è raro incontrarla, più facile al nord – Friuli – o al sud – Basilicata. E’ una pianta perenne e nonostante minore ogni inverno sparisce sopra per ricomparire poi ogni primavera; come i carciofi e le aromatiche merita coltivarla ai confini dell’orto.

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