Luglio 2011
1 Editoriale
Silvio, t’ho lasciato solo
di Sergio Passaro   

Caro Silvio ti scrivo, così ti distraggo un po’. Perdona il “tu” alla Lucio Dalla, è per sdrammatizzare. Ci conosciamo? Beh, ormai ti sarai dimenticato di me, è passato tanto tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti al telefono: era venerdì 16 gennaio 1987, tarda serata. Come faccio a ricordare così bene? Fidati, ho le mie buone ragioni: mezz’ora dopo aver parlato con te ero disoccupato. A quei tempi io lavoravo a Il Giornale di Montanelli, tu avevi da poco comprato una squadra di calcio, il Milan. Allora non era certo uno squadrone, più vicino alla serie B che alla coppa dei campioni; tu (basta guardare le foto dell’epoca che poi, non si sa come, sono sparite dagli archivi) avevi molti meno capelli di oggi ma più entusiasmo nel tuo ruolo di apprendista presidente. Proprio su questo si rideva in redazione e Montanelli – che come sai era tifoso della Fiorentina – ci dava carta bianca nel tirarti qualche bonaria frecciata, nonostante tu fossi, guarda caso, anche proprietario del Giornale. Quel venerdì ci preparavamo a pubblicare un’intervista a tre giocatori del Milan che scherzavano sul fatto che tu, ai primi passi nel mondo del pallone, sembravi più un tifoso che un presidente. Una presa in giro comunque educata, a tratti perfino affettuosa, che sarebbe uscita all’indomani con il titolo: “La difesa del Milan attacca Berlusconi”. Sarebbe uscita: invece non uscì. Perché? Beh, sin d’allora piccoli bisignani crescevano, qualcuno che tu dovevi aver piazzato in redazione ti avvertì dell’imminente terribile articolo contro di te. Tu, allarmatissimo, prima facesti chiamare da Fedele Confalonieri, poi chiamasti di persona. In tutto cinque telefonate: invano provai a convincerti che ti eri preoccupato per nulla, tentai di spiegarti che se avessimo tolto quell’innocua intervista dalla pagina l’avrebbero saputo tutti e avrebbero sberleffato il Giornale. Ricordo che, per tranquillizzarti, addirittura mi permisi di suggerirti di metterti una parrucca con le treccine alla Gullit e di andarti a godere la partita in curva, in mezzo ai tifosi veri. Accanto a me c’era un amministratore del Giornale che impallidì e mi disse: “Nessuno ha il coraggio di dire certe cose al Cavaliere, ma forse è di questo che lui avrebbe bisogno”. Vedi, quel mio consiglio irriverente era dettato da rabbia, sì, ma anche da sincerità. Nulla da fare: tu non capisti, l’intervista alla fine saltò, scoppiò il previsto putiferio, io mi dimisi dal Giornale. Insomma quel venerdì sera le nostre strade si separarono e io adesso mi sento terribilmente in colpa. Già, perché dopo di allora a me è andato tutto bene, a te no. Sì, vabbè, hai guadagnato un sacco di soldi, possiedi tante case, sei diventato premier un paio di volte, qualche soddisfazione te la sarai tolta anche tu. Ma sull’informazione, scusami, non ci siamo proprio: troppe reti tv accatastate l’una sull’altra tra editti bulgari e videocassette demodé, troppe cravatte (direbbe Paolo Conte) e direttori sbagliati, insomma troppi autogol. Del resto, che voto dare a uno che aveva sudato per acquistare Il Giornale di Indro Montanelli e alla fine si ritrova con il giornale di Sallusti? Zero in media.
Per questo, caro Silvio, quando una sera in tv ho visto la registrazione di te che parlavi al telefono ad una sala vuota (e invece eri convinto che fosse piena), mi sono pentito: non dovevo lasciarti solo. Scusami.

IL NOSTRO MANIFESTO "女とお茶"

 

 
2 Tanto per ridere
 
4 Occhio di bue
di Massimo Bucchi   
 
6 Riflessioni
De Magistris e Pisapia, la doppia sfida
di Luigi Settembrini   
Sono nato a Milano da una famiglia che più napoletana non potrebbe essere. A Milano ho vissuto quando ero giovane e al Piccolo, in platea, sedeva Brecht. Quando c’erano artisti, scrittori, attori, registi, poeti. Nuovi giornali, nuovi editori. Quando la voglia di volare era condivisa. Ma il decollo non è avvenuto. Milano non è mai divenuta una vera grande capitale europea.
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8 L'intervista
Lucarelli: “A Napoli si torna adesso”
di Tomaso Montanari   
«Napoli non è terra da andarvi per entro di notte, e massime un forastiero», diceva il toscano Boccaccio, che c’era cresciuto. La nottata di Napoli non passa: e andarvi dentro da forestiero è sempre più difficile. E, tuttavia, l’attrazione è più forte della difficoltà. Da fiorentino che lavora a Napoli, ogni volta che sbarco sotto il Vesuvio, sento che Napoli è tutto quello che Firenze non è: una spalancata sul mare, l’altra serrata tra le colline; quella battuta dal vento, questa con l’aria ferma; una smisurata e verticale, l’altra ordinata e orizzontale.
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10 Firenze Romantica
di James O Mara   
 
12 Provocazione
“Ma questo libro dovete proprio farlo?”
di Raffaele Palumbo   
Roma, settembre 2010 - “Io al suo posto mi preoccuperei”. Un’ombra d’angoscia appare sul suo viso. Prima di separarci. Sono passati quasi 10 anni, ma lui ha paura, e pensa che anche noi dovremmo averne. Due ore, uno di fronte all’altro, seduti in un bar. “Quante volte mi ha cercato per propormi questo appuntamento?” mi chiede appena ci vediamo. “Una sola volta, martedì, quando ci siamo parlati”.
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14 Lasciate che i bambini
C’è odore di brioche in quel quadro di Chardin
di Tomaso Montanari   

Una volta Paul Cézanne ha detto che per tutta la vita egli aveva cercato di dipingere la “tovaglia, bianca come uno strato di neve fresca, sulla quale si elevano simmetricamente i coperti coronati di panini biondi” di cui parlava Honoré de Balzac in un suo romanzo. Questo folle amore per la poesia degli oggetti di ogni giorno, Cézanne l’aveva imparato da un altro pittore francese, vissuto cento anni prima di lui: Chardin, il “grande mago delle composizioni mute”, (così lo salutava Denis Diderot).

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16 Il ricordo
Quando fare l’editore ti regala qualche anno di vita in più
di Monica Capuani   
La sua casa editrice l’ha voluta intitolare Socrates, perché gli piaceva la sua maieutica: il filosofo che aiuta chi vuole a tirar fuori la conoscenza, non la impone. Aveva dei miti nel mondo della cultura e voleva che si raccontassero ai lettori in maniera inedita, imprevedibile. Era un uomo altissimo, con gli occhi azzurri, e un inglese improbabile contaminato dal suo inconfondibile accento livornese.
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18 Staino
di Sergio Staino   
 
20 Gatti
Arnie in riva al suo fiume festeggia il “no” anti-nucleare
di Kate Mc Bride   

Arnie celebrates the June 13th vote against nuclear power use in Italy as he wades in the Arno with no fear of radioactive contamination. On the historic day of the vote, Arnie watched as Greenpeace unfurled a huge banner from the Ponte Vecchio. A cheer rose up. Greenpeace began forty years ago in Vancouver, Canada on September 15th, 1971, when members of the then called Don’t Make A Wave Committee set sail for Amchitka, Alaska on an old fishing boat.

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22 In scena
Quei festival che anticipano la stagione
di Tommaso Chimenti   
Luglio, tempo di tormentoni estivi, di spiagge e di bagnini, ma anche di festival teatrali, dove si vedono le novità per la stagione che arriva, si colgono compagnie straniere, altrimenti difficilmente intercettabili, dove fioriscono idee e performance che non avrebbero spazio nella consuetudine di velluti e sipari. Cibo e teatro. Arte antica, panem et circenses.
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24 Dylan Bob
Robert prese la chitarra e sparì
di Marco Poggiolesi   
Criticato e deriso da tutti per la sua goffaggine nel suonare la chitarra il giovane Robert Johnson decise di sparire per un po’. Qualche mese dopo in quel solito buio locale entrò un uomo, tirò fuori lo strumento dalla custodia e cominciò; nessuno aveva mai sentito niente di simile. E la cosa incredibile è che si trattava proprio di quel ragazzo. La sua voce tuttavia si era trasformata e le sue mani adesso sembravano guidate da una forza misteriosa, da una magia antica.
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26 Percorsi
Signore e signori: tutti in piedi
di Massimo Niccolai   
“Tutti in piedi” è un’esortazione che da una parte mi eccita e dall’altra mi libera. Mi eccita perché mi fa sentire compartecipe con altri di un’appartenenza, mi libera perché esprimo la mia interiorità la faccio partecipe ad altri e nel vedere la loro gioia abbraccio quel prossimo che condivide con me lo stato d’animo comune. E’ una condizione veramente complessa, è come rivedere quel qualcosa che mi apparteneva, rifarlo mio e rinnovarlo.
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28 Cinema
Occhi d’infanzia
di Juan Pittaluga   

Le film de Terrence Malick (qui viens de gagner la Palm d’Or) porte cette légèreté profonde de l’enfance. Il a réussi à nous faire voir un film du point de vue des enfants. Le mouvement constant, le jeu qui pousse de l’ennui, les défis en permanence, l’amour entre frère, la clémence et la douceur d’une mère, l’autorité rude d’un père.

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30 Ricetta
di Fabio Picchi   
Scavare una lunga melanzana a mo’ di piccola canoa, farcendola dopo averla tenuta in un forno medio-alto per una trentina di minuti con un ragù di verdure – un cuore di sedano con le sue foglioline, mezzo peperone giallo, una piccola patata, una piccola carota – tutte ridotte in piccoli cubetti saltati nel soffritto di cipolla tipo Tropea portato a color oro.
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32 L'orto
di Stefano Pissi   

Olea europea spp è un albero di piccole medie dimensioni appartenente alla famiglia delle oleacee. Il suo areale naturale è il bacino del mediterraneo, la sua diffusione è stata fatta ad opera dell’uomo che lo coltiva da millenni; in Italia è stato introdotto dagli Etruschi e diffuso largamente dalla colonizzazione del popolo Romano. Nel suo nuovo areale, l’olivo, per questo ha dovuto adattarsi a climi più sfavorevoli alla sua natura, più freddi d’inverno principalmente.

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3 Il vento di Milano - 1
Sapessi com’è strano risentirsi innamorati
di Lella Costa   
Sapeste come è strano scoprirsi innamorati di Milano... Che non è solo una questione politica, anche se conta eccome, soprattutto perché Giuliano Pisapia è davvero una gran persona e ha messo insieme un’ottima giunta che di sicuro farà un buon lavoro, anche se sarà dura. E’ che c’entrano anche i sentimenti. E’ che da troppi anni li avevamo sopiti, rimossi, messi da parte come il retaggio di un filo patetico di altri anni, altre utopie.
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5 Di line e di lane
La secessione del ridicolo
di Pietro Jozzelli   
Pattume, mondezza, sudicio: chiamateli come vi pare, i rifiuti di Napoli oltre a sommergere l’unica città mediorientale senza un quartiere europeo (così la definiva Benedetto Croce), hanno avuto l’effetto collaterale di mostrare al mondo quanto sia ridicola l’accoppiata Bossi-Maroni quando parla di cose che non conosce, come ad esempio il bene di un Paese.
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7 Firenze 12/13 giugno 2011
di James O Mara   
 
9 L'erba voglio
E il frutteto diventò un museo a cielo aperto
di Caterina Cardia   
Luglio 2011 è il termine ultimo per sostenere un progetto straordinario nato trent’anni fa dal sogno di un ricercatore di piante che non ho avuto la fortuna di conoscere e purtroppo non conoscerò mai pur condividendo la stessa passione e conoscendo bene l’emozione della ricerca e la gioia della scoperta che rendono possibili imprese come la sua.
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11 Una stella a Firenze
Il trasloco del portico di San Jacopo
di Stella Rudolph   
Merita almeno una notula la caparbietà dimostrata dai canonici regolari agostiniani per abbellire e tutelare la chiesa di San Donato a Scopeti nei dintorni di Firenze. Nel marzo 1481 essi, con un azzeccato fiuto d’avanguardia, commissionarono al trentenne Leonardo da Vinci l’Adorazione dei Magi per l’altare maggiore, stipulandone col contratto la consegna entro 24 o massime 30 mesi.
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13 Da Tel Aviv
Il profumo dell’inchiostro e della carta
di Sefy Hendler   
‎עם הספר רוצה ספר
‎ספי הנדלר
‎לכאורה זהו אירוע שלא אמור היה להתקיים. ודאי וודאי שלא בעידן האינטרנט שבו האייפד החליף את הנייר והעיפרון הוא תזכורת לימים שלא ישובו עוד. אבל את כיכר העיר של תל אביב מילאו באמצע יוני רבבות מבקרים שהגיעו כדי לדפדף, לעיין וגם, מי היה מאמין, לקנות ספרים.
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15 La valigia dell'attore
Aveva ragione Glauco: i camerini erano proprio lontani
di Alessio Sardelli   
Arrivare a Tindari e immergersi in un tramonto tra le rovine del Teatro Greco è come avere Ulisse vivo a due passi da te che con ampie gesta ti invita a salire sulla sua nave per continuare il viaggio. Una voce altisonante : “i camerini ‘ndo stanno?” mi riporta subito alla realtà. Siamo lì per recitare un altro Shakespeare e questa volta nientepopodimenochè La bisbetica domata. La voce in questione era quella di un signore burbero ma dal cuore d’oro che rispondeva al nome di Glauco Onorato.
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17 Gesti teatrali
Meglio un biscotto che un’ora di playstation
di Alberto Severi   
Il biscotto era un gesto per così dire polivalente, che solo in alcune occasioni si caricava di teatralità, in senso proprio. In molte delle sue applicazioni, invece, risultava – di necessità – così fulmineo, quasi subliminale, da sfuggire di fatto ad ogni apprezzamento percettivo che non fosse il dolore e la stizza di chi lo subiva. Chiariamo. Il biscotto era il colpo secco inferto con l’unghia del dito indice (più raramente: col medio), fatto scattare in avanti a contrasto col polpastrello del pollice della stessa mano.
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19 Ri-cercata
Evviva i batteri: ci insegnano a mangiare
di Clara Ballerini   
Sono veramente tanti, decine di trilioni, e dobbiamo tenerceli cari. Chi? I batteri, i microrganismi che popolano il nostro intestino diventando microbiota, ecosistema complesso formato da tutti quei viventi che sostano nel nostro organismo, moderna rilettura della vecchia microflora.
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21 La terra
Scoprire l’America in 30 ettari oltre la Greve
di Giancarlo Ceccanti   
C’è un pezzo di terra americana a due passi da Firenze: sono i circa trenta ettari che l’Italia ha donato allo Stato americano perché potesse dare sepoltura ai caduti dell’ultima Guerra mondiale. Per entrare nel Cimitero dei Falciani si deve passare un piccolo ponte che attraversa la Greve, un torrentaccio che viene giù dal Chianti e sfocia in Arno dalle parti di Scandicci. In questo posto, ci si sente un po’ fuori dal tempo e dallo spazio, anche perchè la qualità della natura è diversa.
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23 Il popolo del blues
L’importanza di chiamarsi Ernesto
di Giulia Nuti   
Earnest, ovvero l’onestà. Come quell’intraducibile medaglia a due facce che è il titolo originale della commedia di Oscar Wilde: The importance of being Earnest. L’importanza di essere onesto. O fedele a se stesso, fino in fondo. Era il 5 luglio di alcuni anni fa, 1954, quando Elvis Presley entrava negli studi della Sun Records a Memphis per registrare That’s All Right (Mama).
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25 Classika
Voglia matta di un quartetto d’archi
di Gregorio Moppi   
È successo pochi giorni fa a Reggio Emilia nell’occasione di una competizione internazionale per quartetto d’archi. Ripeto, quartetto d’archi: la formazione strumentale più sofisticata e apparentemente elitaria; ciò che Goethe definiva “una conversazione tra quattro persone ragionevoli” e il cui ascolto richiede impegno intellettuale, concentrazione, raccoglimento profondi. Eppure, nel teatro di Reggio, a seguire la gara è piombata l’intera città.
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27 Pieni d'Islam
Metti una scimitarra sulle carte da gioco
di Giovanni Curatola   

I Saraceni (genericamente gli arabi musulmani d’Egitto dal medioevo in poi), signori del Cairo, ovvero i Mamelucchi, avevano un particolare amore per l’araldica. I blasoni, chiamati rank (colore, ma facilmente assimilabile a rango), erano inizialmente solo un colore per poi assumere forme diverse. Già Saladino aveva, pare, un’aquila, Barquq un falco e Qalawun un’anatra, il suo soprannome.

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29 Dall'Armenia
Nel menù spunta il “pollo di ripieno di Gerusalemme”
di Sonya Orfalian   
Il menù era scritto su un’enorme lavagna fissata a una parete del locale, un ristorantino romano di quartiere che propone, con qualche pretesa, cucina mediorientale. L’oste elencava i nomi delle pietanze, alcuni in lingua originale, illustrandone gli ingredienti; altri li traduceva direttamente in italiano per meglio spiegare il contenuto e le modalità di preparazione.
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31 Un verre de vin rouge
di Ugo Federico   
Finalmente l’estate. Il caldo e la voglia del mare sono sempre più forti e per fortuna qualche volta torno nella mia adorata Anacapri. Il cielo azzurro e il profumo del mare li ritrovo nelle prelibatezze preparate da mia madre e nei vini di una terra che ha un grande potenziale e una grande tradizione. Così, sul mare, dividendo una fantastica pezzogna pescata la notte precedente e cucinata all’acqua pazza con un caro amico stappiamo un vino frutto della passione di una grande signora.
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3 Il vento di Milano - 2
Ora anche il traffico sembra sorridente
di Claudio Bisio   
Io sono un milanese. E’ la frase che più mi è rimasta impressa di quel lunedì 30 maggio, pronunciata da decine di persone in piazza del Duomo, citando non senza quel pizzico di ironia che ha contraddistinto la campagna per Pisapia sindaco, il famoso Ich bin ein Berliner pronunciato da Kennedy davanti al muro di Berlino ancora ben saldo. Ricordo benissimo le facce. Ancora non ci si poteva credere. Facce felici ma al tempo stesso stupite.
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